Nella nostra stanza facciamo entrare solo chi ha il diritto di vederci scoperto, senza difese, persino nudi. Ancor di più a diciassette anni, quando la porta della nostra camera è una soglia invalicabile tra il mondo degli adulti, che vorrebbe imporre il suo ordine e le sue forme, e il caos informe dei vestiti sparsi ovunque, mescolati a libri di scuola, spartiti musicali e reliquie provenienti da chissà quali altri universi. Ma è anche la frontiera tra interiore ed esteriore, tra quello che si vede di noi oltre quella porta e quello che siamo veramente a tu per tu con noi stessi; tra "mondo", cioè ciò che sembra puro, ordinato, regolato, e "immondo", caos al quale non si riesce a dare un ordine, un senso, ovvero un significato e una direzione. Nessuno può varcare quella frontiera, se non chi ha il passaporto per il nostro cuore, o chi vi si intrufola con l'arte della seduzione o del contrabbando.
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